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Articoli > CD > IL TEMPO DELLA ROSA
IL TEMPO DELLA ROSA
Registrazione effettuata durante il concerto eseguito nella sala dei Granai il 16 settembre 2000 ad Altopascio (LU)

1. R. De Vaqueiras (XIII sec.) - Kalenda maya I
F. da S. Gimignano (XIV sec.) - Di maggio si vi do molti cavagli
2. F. Boccaccio (1313-1375) - Le nevi sono e piogge cessate
3. Anonimo (XIII sec.) - Exiit diluculo
F. Boccaccio - Intorno ad una fante, in un pratello
4. F. Landini (XIV sec.) - Ecco la primavera
5. Piovano Arlotto (1396-1484) - Facezia IX
6. Anonimo (XVI sec.) - Era di maggio
7. F. Petrarca - Due rose fresche et colte in paradiso
8. Orazio Vecchi (1550-1605) - Gioite tutti
9. F. Petrarca - Zefiro torna e 'l bel tempo rimena
10. B. Tromboncino (XVI sec.) - Zefiro spira e il bel tempo rimena
11. G. Sercambi (1347 - 1424) - De vidua libidinosa
12. Anonimo (XV sec.) - Maggio valente
13. Agnolo Poliziano (1459-1494) - I' mi trovai fanciulla un bel mattino
14. Anonimo (XV sec.) - Ben venga maggio
15. Triste quell'anno - Ottava rima
16. Pasquale Casini (?) - Polka Rosolina
17. La prima volta che m'innamorai
18. Maggio delle ragazze (trad. Riolunato - MO)
19. Processo sopra un fatto avvenuto a Sassela
20. Noi siam venuti per il maggio cantare (trad. Montefegatesi - LU)
21. Avevo poco più di dieci anni
22. Semo di maggio e gli è fiorito i rosi (trad.)
23. Il canto del maggio sotto il fascismo (citazione "Giovinezza")
24. Eccolo maggio (trad.)
25 - 31. Il maggio lo cantavano gli uomini (Maggio di Montepiano)
32. Maggio valente e coccola di pepe (trad. Empoli)
33 - 35. Il bel maggio del '46 (citazione "L'internazionale" e "Maggio della Val di Bisenzio")
36. Pasquale Casini - Mazurka (Montenegro)

TUSCAE GENTES (Daniele Poli; voce, chitarra, liuto, mandolino, symphonia, chitarrino, Paolo Fanciullacci; voce, piffero, flauto di corno, tamburi, ocarina, Ugo Galasso; voce, flauti, ocarine, pifferi, flauto da tamburo, clarinetto, Gionni Voltan; voce recitante.

"IL TEMPO DELLA ROSA" e, per estensione, dell’ amore, è quello che ho tentato di rappresentare in questo spettacolo, volutamente pensato in due parti distinte e di carattere diverso, e, che,qualche anno addietro avrebbero trovato logica collocazione nei rispettivi lato 1 e 2 di un LIVE incisi sul “buon vecchio” vinile a 33 giri.
Detto questo, e non rinnegando i vantaggi che la tecnologia digitale oggi ci offre eccomi qui a introdurre brevemente questo lavoro che non è un concerto e tantomeno uno spettacolo di prosa.
In realtà, con un paragone di carattere gastronomico, potrebbe essere definito un minestrone, anzi, vista la stagione trattata, una bella macedonia, di varii frutti, colti da altrettante piante, pero’ di stagione, non di quei frutti esotici di importazione.
Dosando quindi le quantità, ho inserito, a mio gusto e piacimento, gli ingredienti di questa insalata di frutta: il trovatore provenzale Rambault De Vaqueiras ci fornisce subito di “chans d’ auzel”, “flors de glaia” e di “plazer novell” frutti base della ricetta, aggiungendo colori e gusti forti con Folgore da S.Gimignano, che fra melarance e fiori che volan su e giù da balconi, scorribande di cavalli, zendadi multicolori, sonagli e gran fermenti generali, le pulzellette si abbandonano ai giovin garzoni.
Le donne si ornano piu’ del solito, la rustica puella esce dal suo luculo e circuisce un giovinetto, e così avanti, tra rose, viole, pastori e pastorelle che, dopo un lungo e freddo inverno medioevale, scoprono la primavera, e, giunte quindi al suo apice, nel mese di maggio, or sospese in un dolce venticello, or presso la frescura di una macchia, scoprono nuovi e più gustosi frutti, come ad esempio monna Orsarella, che come ci dice il Sercambi, sazia il suo appetito canino con salsicce.
-Una salsiccia nella macedonia?- Penserete voi !
In realtà basta ascoltare la novella per rendersi conto, che, quel tipo di salsicce lì, stanno bene sia col dolce che col salato!
Comunque sia, a questo punto giunti, il gonfalon selvaggio del Poliziano, posto ad ornamento della nostra macedonia, ci richiama ora ad una simbologia fallica, suggellatrice della nascita e della ri - nascita della natura e dei sensi.

TRISTE QUELL’ ANNO CHE I MAGGIAIOLI UN VANNO è il detto popolare diffuso in Val di Bisenzio che apre il nostro ipotetico lato 2 e che racchiude in sé già la chiave per comprendere bene il fenomeno della tradizione del Cantamaggio; una usanza molto antica e con varie sfaccettature, che portava l’ allegria e l’ augurio di un buon raccolto ai contadini, e che si svolgeva (e si svolge tuttora!) tra la fine di aprile e i primi di Maggio, quando ritornavano - se ritornavano - a casa i giovani che in settembre migravano stagionalmente in Maremma a far carbone, un viaggio non privo di pericoli e di non certo ritorno, come testimonia questo detto:
IL QUATTRO DI APRILE CUCCO A VENIRE
SE IL CINQUE UNN’ E’ VENUTO
E L’ HA MANGIATO IL LUPO
SE UNN’ E’ VENUTO L’ OTTO
O GLIE’ MORTO O GLIE’ COTTO
Il maggio come occasione per far scherzi e burle, per rivendicazioni di carattere sociale, per cantare lodi al mese di Maria, per improvvisare ottave di saluto, di augurio, o di accidenti, o per “rizzare” piante davanti a casa dell’ innamorata.
In ogni caso, come rarissimo esempio di aggregazione spontanea di musici e cantori (anche stonati!) che vagano, talvolta anche per più giorni e notti, cantando un canto che non è solo questua, ma è anche una unione di corpi e anime che ha radici e movenze molto, molto antiche.
In fondo l’ anno, come dice il nome si apre ad Aprile e non a Gennaio, quando la misteriosa linfa rincomincia a scorrere nelle piante, e che è forse la stessa che risveglia in me uno strano desiderio e che mi porta tuttora, a radunare la banda, e a passare nottate intere a giro per i borghi della mia zona, a cantare a squarciagola e a rischiare morsi di cane, canteri di piscio, fucilate, o ancora minacce di denuncie per disturbo della quiete pubblica……
Ma quanta gioia e quanta soddisfazione quando da Franchino o da Ovidio, da Tizio oppur da Caio, si arriva a notte fonda e si trova apparecchiato, e giù, mangia e bevi, canta e balla, dopo un’ anno ci si ritrova a ridere e scherzare, e alla fine c’è sempre qualcuno di nuovo che si unisce al gruppo, che, dopo aver fatto il pieno (di vino) riparte a far nottata !?
Una giorno mi son sentito chiedere: “Ma in un mondo così com’ è oggi ha ancora un senso cantare il maggio?”
Io penso sicuramente di sì, perché, anche se ora non è più proibito come ai tempi del fascismo, questo modello dominante di cultura, che mira a sbriciolare le differenze e ad appiattire sempre più il già inaridito paesaggio culturale italiano, c’è un pericolo forse maggiore di quello che c’era ai tempi del duce: l’ indifferenza.

Vorrei dunque ringraziare alcune persone, in primis Ugo, Gionni e Paolo per il puro piacere di averci lavorato insieme, Paolo in particolare per gli obbligati di clarino scritti per Giovinezza e L'Internazionale, l’ amico e dottore Marzio Matteoli per avermi introdotto nel magico mondo dell’ ottava, la Professoressa Annalisa Marchi del Centro di Documentazione Storico Etnografico della Val di Bisenzio, e tutte quelle persone che, talora inconsapevolmente, hanno fornito le testimonianze orali relative alla seconda parte; Giulietta Baldini, Giovanni Pescioni, Secondo Scatizzi ed infine Margherita Biancalani di Carmignanello, che col suo racconto, chiude, con un velo di tristezza, tra un sorriso ed una lacrima, il nostro TEMPO DELLA ROSA.
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